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CAPITOLO 9

«Per questo sei diverso da tutti gli altri.»
Non so che effetto mi fanno le parole che ha appena pronunciato. Tutta la mia esistenza è stata un continuo replicare l'aspetto altrui. 
Per molto tempo, non mi sono nemmeno posto domande. Ero niente, ero tutti. Che importava? Sono cambiato da allora, eppure la mia identità mi sembra ancora una chimera.

Lilia mi ha detto che sono umano solo in apparenza. Sentirglielo dire mi ha ferito. Ora, però, afferma che sono diverso da chiunque altro e mi fa mancare il terreno sotto i piedi.

Lei è in grado di cambiare la mia realtà, nello stesso modo in cui io cambio forma. E non se ne rende nemmeno conto.

Mi sta parlando, ma io riesco a concentrarmi solo sul suono della sua voce, sui movimenti delle sue labbra e sulle mani che disegnano idee in aria linee invisibili.

«Capito che intendo?» mi domanda, alla fine di un lungo discorso.

Scuoto la testa. «Scusa, puoi farmi un riassunto?»

Fa un mezzo sorriso. «Sono noiosa?»

«Cosa? No, è che anche per me è tutto strano.» Mi affretto a replicare.

«Sì, beh hai un'intrusa a casa. Posso capirlo, per questo pensavo di uscire.» Si alza e si raccoglie i capelli in una coda.

«Uscire, dove?» le domando, allarmato.

Inizia a enumerare contando sulle dita. «Prima cosa, devo capire chi erano le persone armate che mi cercavano all'hotel. Poi voglio scoprire perché mio padre mi ha dato quelle indicazioni, perché ha finto la sua morte, perché...» 

Sollevo le mani. «Ok, una cosa alla volta. Hai un piano per il primo punto della lista?»

Si appoggia le dita sulle labbra, pensierosa. 

«In effetti... no. Fra l'altro c’è il rischio che mia madre abbia chiamato la polizia e che mi stiano cercando.» Resta un attimo immobile, poi spalanca gli occhi. «Oddio, e se mia madre sapeva tutto?»

Non so che effetto le farà sentire la mia replica, ma è il momento di svelarle un altro pezzo della storia.

«È stata lei a fare in modo che venisse sotterrata una bara vuota. Non avrei potuto fingere fino in fondo senza il suo aiuto» le confermo.

Lilia abbassa le braccia e mi sembra che abbia perso ogni forza. Si siede accanto a me e fissa le proprie mani.

«Non c'è una cosa nella mia vita che sia reale» sussurra.

Non so cosa dirle. In qualche modo, anche io sono una specie di illusione ai suoi occhi. Mi dispiace così tanto per quello che sta passando. L'idea di aver avuto una parte in tutto questo mi devasta.

«Pensi che mio fratello sia in pericolo?» mi domanda, con un filo di voce.

«Non credo. Lui è stato irradiato, credo che stiano aspettando di capire se potrà sviluppare delle doti.»

Prende un profondo respiro e si strofina la fronte. «D'accordo, priorità cambiate. Prima cosa, devo parlare con mia madre. Di persona.»

«Se vuoi, io ci sono.»

Mi fa un sorriso e mi lancia uno sguardo di sbieco. «Ti avevo già contato, in qualità di angelo custode.»

Vederla sorridere mi solleva il morale e le strizzo l'occhio. 

«Anche come diavolo non sono male.»

Ride e si alza. «Non sono sicura di volerlo vedere, mi è bastato il vampiro. Comunque, a quest'ora mia mamma ha già portato mio fratello all'asilo. O forse lo ha fatto mia zia.»

So che sua madre lavora come segretaria virtuale per uno studio di avvocati e per altri clienti. L'ho seguita un paio di volte in un ufficio in via Veneto e non ho notato niente di strano. 

«Proviamo al lavoro?» le domando.

«Sì, anche se non ci sono mai stata.»

Mi alzo e vado verso la porta. «Io sì. Ci arriveremo in una quindicina di minuti, forse meno.»

Solleva le sopracciglia, sorpresa. «Sai dove lavora?»

Mi schiarisco la voce. «Scusa, non voglio apparirti ossessivo… ma dopo la falsa morte di tuo padre, ho cercato di capirne di più. Tutto qui.»

Inclina la testa e fa spallucce. «Okay.»

Mi sembra un po’ delusa dalla risposta, ma non capisco perché. Comunque, non pensa che io sia uno stalker e questo mi conforta, visto che sto cercando di controllarmi con tutte le mie forze. Se fosse per me, sarei così dipendente da lei da rasentare la mania. In una delle mie esistenze, questa mia assurda natura mi ha fatto perdere una persona importante e non voglio che accada di nuovo. Non stavolta. 

Sblocco la porta di casa dal pannello di controllo. Ho lavorato molto a questo appartamento per renderlo sicuro, ma una volta fuori potrebbe succedere di tutto.

Infila la felpa e mi si avvicina.

«Sembri preoccupato.»

Le sorrido. «Mi hai scoperto, ma voglio restare ottimista.»

«Buona scelta, quindi... Oh mio Dio!»

Spalanca gli occhi e schiude la bocca, incantata dalla mia nuova forma.

«Tu sei davvero un angelo…»

«Il Signore guiderà i nostri passi, non temerai nulla, se agirai nel suo nome» recito, sfoderando un sorriso celestiale.

«Non... non ci credo!»

Ammicco. «La fede è un dono che il Signore non concede a tutti, ma io sono qui per illuminarti del Suo infinito Amore.»

«I tuoi capelli sono come oro e gli occhi...come il cielo più limpido e queste ali e.…» Lilia sfiora il piumaggio con le dita.

E in una fase estatica, ma non mi stupisce. Gli angeli hanno una certa presa sul genere umano e questo contribuisce alla gratificazione del loro ego. Possono vantarsene per ore, prima di correre a fare qualche buona azione per amplificare la loro vanità.

«Lascia che io ti sollevi dalle tribolazioni della vita terrena.» Le tendo le braccia.

Lilia mi lancia uno sguardo diffidente. «Sei bellissimo, ma stai diventando inquietante.»

Lascio emergere Emanuele, senza perdere la forma angelica.

«Ovvio, sono un angelo» ribatto, divertito. «Posso prenderti in braccio?»

Lei ride. «Se proprio insisti, farò questo sacrificio.»

Lascio che mi stringa le braccia sulle spalle e poi spicco il volo. Nasconde il volto nell'incavo del mio collo e mi abbraccia più forte. Siamo insieme, sulle ali del vento, sospesi tra il cielo e questa città che ora scorgo dall'alto, come solo gli uccelli possono fare.

«Io non capisco…» Solleva il viso per cercare il mio sguardo. «Ora tu sei Emanuele, o sei l'angelo?»

«Yaviel, mia dolce creatura. Ma l'ultima personalità che tu chiami Emanuele è presente allo stesso modo.»

Lei si inumidisce le labbra. «E non potrei parlare con lui?»

Le sorrido e aumento la presenza di Emanuele. «Parli sempre con me, Lilia. Sono sempre io.»

«Ma sembri diverso, da angelo intendo.» 

«Quando cambio forma, tendo ad avvicinarmi a ciò che ero quando indossavo quell'aspetto, specialmente se l'ho avuto per molto tempo. Ma l'ultima personalità è sempre quella dominante e può riprendere il controllo in ogni momento.»

Abbassa lo sguardo. «È strano, è come se non fossi una sola persona… ma tante diverse.»

«Lo so.»

Sospiro, posso solo immaginare i pensieri che le solcano la mente. Meglio concentrarsi su altro.

La città si estende sotto di noi come un tappeto di piccole case, strade e giardini. Vedo le persone che percorrono i marciapiedi e le auto che sfrecciano sulla via del Mare. Potrebbero vedermi, ma raramente la gente guarda verso l'alto. Meglio prendere quota, comunque.

Il clima, tiepido e soleggiato, carica l'aria di odori dolci e aromatici che emergono dal connubio tra la natura e l'urbanizzazione di quella zona della città.

Avvicino le labbra al suo orecchio. «Ti perderai il panorama.»

Lei, però, continua a schiacciare il volto contro di me. «Ho appena scoperto che soffro di vertigini.»

«Non ti lascerò cadere, stai tranquilla.»

Solleva gli occhi quel tanto che basta per guardarmi. 

«Lo so, gli angeli non fanno queste cose.»

Le strizzo l'occhio. «Magari quelli mutaforma sì...»

«Ecco! Proprio adesso che avevo preso fiduc... Ehi, hai visto?»

«Cosa?»

«Una specie di lampo, brevissimo. Come il flash di una fotocamera.»

Questo è un pessimo segnale.

«Stringiti a me, ti proteggerò da chiunque sia sulle nostre tracce.»

Il vento sibila nelle mie orecchie, quando aumento la velocità.

«Puoi dirmi che succede?!»

«Qualcuno sta usando un Bioveggente, ma devi avere fede. Riusciremo a sfuggirgli.»

Lilia alza la voce per farsi sentire nel vento che le frusta la faccia. «Un Bio-che?»

«Un Velato in grado di vedere a distanza la persona di cui assaggia materiale biologico. Può essere una goccia di sangue, un capello… qualunque cosa.»

«Ma che schifo! E poi perché lo sta facendo? Io non ho fatto niente ai Velati.»

Mi infilo in una nuvola bassa e densa. 

«La Sfinge vende i loro servizi. Chiunque può usarli, a patto che abbia abbastanza soldi» le spiego. «Potrebbe essere anche la Truesight, dopo quello che hai fatto alla stazione Termini.»

«Come sai che non ci abbiano visto in casa?»

«Perché conosco più tecnologia di qualunque essere umano e l'ho schermata. Che il Signore perdoni la mia arroganza.»

Quando usciamo dalla nube, la città si è intensificata sotto di noi e il verde della periferia è già svanito. Ora che siamo quasi in centro, però, il rischio che qualcuno si accorga di un angelo nel cielo di Roma è abbastanza alto.

Per questo motivo, l'atterraggio è un po' brusco e ruzzoliamo su un terrazzo, in un'esplosione di piume. Cambio forma poco prima di impattare sul pavimento di schiena. Il dolore è il mio punto debole, che sia fisico o psicologico, è amplificato mille volte rispetto a quello di un essere umano.

«Cavolo, devi migliorare su questa parte.» Lilia appoggia le mani accanto alle mie spalle e solleva il volto.

Io però, la vedo a malapena, la sofferenza mi annebbia la mente e non riesco a parlare.

«Ehi, che ti succede?» Mi prende il volto fra le mani. «Ema ti prego, rispondimi...Sei ferito?»

Devo solo trovare la forza di rassicurarla.

«Tutto bene» sussurro a fatica. «Solo che la soglia del dolore di un mutaforma rasenta lo zero.»

«Sicuro? Solo dolore?»

«Solo... Sì.»

Capisco che per lei una ferita sarebbe stata più preoccupante. Ma per me è tutto il contrario. Mi è già capitato di aver preferito la morte al dolore e quello è un confine che non voglio più oltrepassare. 

Chiudo gli occhi, cercando di riprendere fiato. Sto così male che a malapena riesco a pensare.

Faccio di tutto per non perdere i sensi. Devo riprendermi, e anche in fretta. Riesco a puntellare un gomito, un ultimo sforzo. 

«Meglio?» 

Lilia mi sostiene finché non riesco a stare in piedi da solo.

«Sì, grazie.»

Siamo su un ampio terrazzo piuttosto elegante, con vasi di fiori e parapetti di ferro battuto. Il brusìo del traffico e i suoni dei clacson arrivano attutiti, a quell'altezza.

«Che posto è questo?» mi domanda.

Scrollo le spalle. «Qui dentro affittano degli uffici, tua madre fa la segretaria, giusto?»

«Sì, almeno è quello che mi ha sempre fatto credere. Ormai non sono più sicura di niente.»

Come darle torto, ma dalle informazioni che ho, è la verità.

«Dovrebbe lavorare al settimo piano. Vediamo se quella porta è aperta.»

Ci avviciniamo, ma è blindata e chiusa a chiave.

«Potrebbe essere allarmata» rifletto, osservando i cardini. «Se non avessimo avuto fretta, avrei aspettato che qualcuno venisse a innaffiare le piante.»

Lilia infila le dita in uno dei vasi. «Avresti aspettato a vuoto, la terra è umida e c'è un sistema automatico.»

Mi indica dei tubicini neri collegati e un rubinetto che non avevo notato.

Sospiro. «Dovremo trovare un altro modo.»

Lei annuisce. «Do un'occhiata in giro.»

Io, intanto, controllo che non ci sia nessuno. Le capacità dei Velati sono così varie che è difficile prevedere chi potremmo trovarci davanti. 

Se dovessi scommettere, direi che la Truesight ha nel mirino Lilia già da un po'. Penso alla storia dei prelievi a scuola o alla squadra che la cercava all'albergo, era come se sapessero già tutto. Se non bastasse, aver cancellato le liste dalla stazione la mette in una posizione decisamente ostile anche nei confronti delle autorità.  Eppure, mi sfuggono tutti i collegamenti. È come un puzzle che non riesco a ricomporre.

Appoggio le mani sulla ringhiera e guardo in basso. Forse potremmo calarci, se ci fosse una finestra aperta.

«Ema!»

La sua voce richiama la mia attenzione. È in piedi accanto a una mezza colonna di metallo che esce dal pavimento.

«Il condotto di aerazione! Come nei film!»

Sembra davvero una bambina, con quel sorriso sulle labbra. Mi chiedo quanto lei sia consapevole della situazione in cui si trova. 

Viste le sue capacità, forse lo è anche più di me. Il fatto è che la paura non la ferma. Questo è ciò che la distingue dalle altre persone.

Farò di tutto per impedire che le accada qualcosa di male.

E salverò anche me stesso da questa mia natura con cui non riesco a fare pace.


Editing: Priscilla Gullotta (Instagram @libriacuorleggero)


Grazie per il tuo supporto ❤️

 

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