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  • Immagine del redattoreFrancesca Petroni

Perché odio il trope letterario ( soprattutto nei libri fantasy)

Il libro unico de La Trilogia dei senzamarchio
Rende l'idea?

La risposta al perché odio il trope letterario nei libri fantasy richiede una piccola premessa: ho amato questi mondi con i primi libri di Terry Brooks, con i videogiochi come Baldur's Gate o Elder Scrolls, con Dungeons & Dragons e molti giochi di ruolo che sono venuti dopo (credo che anche l'influenza di Numenera nelle mie storie sia evidente).

Per questo sì, mi trovo vicina alla "vecchia scuola" in cui il fantasy era portatore di messaggi amplificati che riguardavano la ricerca personale, il coraggio di perseguire il proprio destino, anche pagando le conseguenze delle proprie scelte.


In quel periodo in cui i "trope" si chiamavano "cose già viste/copiate" ed erano considerate al pari di un peccato originale.

Nota: non li confondiamo con la sacrosanta influenza che un'opera o un filone può avere su una produzione letteraria, sono due cose molto diverse.


Una ragzza bionda che scrive libri fantasy con un computer

Il trope letterario, una creazione del marketing


Sono una persona di marketing e capisco che le cose cambiano anche in virtù del fatto che è più facile vendere una storia "simile" a un altra che ha già avuto successo con lo stesso tema portante.

Però forse non avremmo visto Invernomuto (fantascienza di un'originalità dirompente), ci saremmo persi le perle fantasy di Maryin Zimmer Bradley e sono certa che né Tolkien e nemmeno Asimov pensassero a creare dei "trope" vendibili.

Uno dirà, va bene, ma sono mostri sacri mica posso competere con questa gente. Io dico, ma perché no? Sono esseri umani come tutti, semplicemente non sono corsi dietro alle mode del momento.

Queste non sono critiche, sono solo osservazioni abbastanza fredde scaturite dal fatto che non riesco a farmi coinvolgere dalle nuove uscite fantasy anglofone (o le italiane che le imitano) che fanno del sesso (carinamente chiamato spicy) il modo per colmare un vuoto di contenuti disarmante.


La mia esperienza con il trope letterario


Ne ho esperienza personale. Uno dei miei primi libri (con cui ho fatto ricavi su Amazon superiori al mio stipendio e vi assicuro che non è facile) è un "divertissement" che ho scritto sulla falsa riga di Cinquanta Sfumature di Grigio ("Non Piangere").

Non voleva essere niente di serio e molte critiche negative derivavano proprio dal trope letterario miliardario-ragazza sottomessa (a cui ho comunque aggiunto una serie di riflessioni esistenziali più o meno evidenti).

Ci stava, voglio dire... Anni fa quando l'ho pubblicato era ancora forte questo rigetto del "già visto" che ora è diventata cultura.

Buon per me che ci ho guadagnato, ma ho sempre sentito che si poteva fare altro.

Rinunciando a qualcosa, sì. Ma la creatività non può essere ingabbiata in un "trope". Questa roba la crea il marketing (chi meglio di me può saperlo) non l'artista.

Secondo me, se qualcuno fa fatica trovare il un trope di un libro per farci una grafica con le freccette su Instagram è solo che un merito.


Quindi ehi, va bene amare il nuovo modo di pensare a una storia, ma io non sento di farne parte.

So che non sono la sola, credo che serpeggi in molti un bisogno di superare le storie fotocopia. Spero che ci sia il coraggio di farlo in modo da trovare storie audaci, di rottura, anche imperfette nella loro unicità.


Arriviamo al punto


E così sono approdata a quel primo amore fantasy che, pur mantenendo tutte le caratterizzazini del genere, è impossibile da racchiudere in uno o più "trope".

Un cambio di prospettiva che ha fatto storcere il naso ad alcune mie lettrici, ma che forse mi ha portato a circondarmi di appassionati più vicini al mio modo di esplorare una storia.

Indagando temi che sconfinano nella filosofia, ma anche nelle relazioni, persino negli stili di leadership alternativi. In particolare nel rifiuto di una figura femminile che troppo spesso diventa un maschio in gonnella per soddisfare ancora una volta gli standard maschilisti di una società che continua a rifiutare tenacemente il valore del femminile in quanto tale.


Vorrei che chi è più giovane di me, non si faccia "fregare" da chi fa il mio mestiere (finalizzato solo ad avere i vostri soldi, sappiatelo. Non certo ad accrescere la capacità critica.) e abbia il coraggio di esplorare nuove strade fregandosene del mainstream.



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